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AI12 luglio 2026 · 8 min

Ho dato a un coding agent accesso al mio repo: 3 mesi dopo

Cosa ha funzionato, cosa no, e come ho ristrutturato la review per non perdere il controllo del codice.

Tre mesi fa ho collegato un coding agent al repository principale di un cliente. Non un giocattolo: 180k righe, CI seria, deploy giornalieri. Ecco cosa ho imparato.

Il primo errore: nessun confine

All’inizio gli avevo dato accesso a tutto. Sbagliato. La svolta è stata scrivere un file di istruzioni con confini espliciti su cosa può toccare e cosa no.

setup-agent.sh
# Aree read-only per l'agente
export AGENT_READONLY="src/legacy,config/production"
# Aree dove può proporre patch (mai push diretto su main)
export AGENT_WRITABLE="src/features,tests"
agent run --config .agent/rules.json --branch "agent/${TICKET}"

Le regole che gli passo

Le regole vivono in un JSON versionato insieme al codice. Cambiano spesso.

.agent/rules.json
{
"review": {
"requireHumanApproval": true,
"maxFilesPerPatch": 12,
"forbidden": ["force-push", "migration:fresh", "secrets"]
},
"tests": {
"runBeforePatch": true,
"command": "npm test -- --changed"
}
}

La lezione più importante

L’agente non ha ridotto il tempo che passo sul codice: lo ha spostato. Meno tempo a scrivere, molto più tempo a leggere diff. La review è diventata il collo di bottiglia — e va bene così, perché è lì che sta il valore.

Un agente veloce con una review lenta è un agente lento. Ho ottimizzato la review, non la generazione.

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